Le opere di Mimmo Paladino a Villa Orsin

Mostra “Mimmo Paladino” a Villa Orsini

Vernissage – 5 dicembre, ore 19:00

Il 5 dicembre Villa Orsini ha aperto le sue sale e i suoi giardini a un nuovo capitolo della propria storia: una mostra di Mimmo Paladino, un evento che inaugura ufficialmente la presenza delle opere del maestro della Transavanguardia all’interno della tenuta, trasformando la villa in un vero percorso d’arte contemporanea en plein air e negli interni.

Come accade per le grandi serate d’arte già ospitate in passato in cui la villa ha saputo unire scultura, pittura e alta cucina in un’unica esperienza culturale anche questa mostra nasce per mettere in dialogo creatività e paesaggio irpino con tanti ospiti d’eccellenza tra i quali l’attuale Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Mimmo Paladino: la voce del Sud nella Transavanguardia

Domenico “Mimmo” Paladino, nato a Paduli (Benevento) nel 1948, è uno dei protagonisti della Transavanguardia italiana, il movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva che, dagli anni Ottanta, ha riportato al centro la pittura e l’immagine dopo le stagioni più strettamente concettuali.

Nel suo lavoro si intrecciano costantemente:

  • richiami alla classicità greco-romana, etrusca e paleocristiana;
  • simboli arcaici maschere, cavalli, figure totemiche, volti enigmatici;
  • una radice profondamente mediterranea, legata al paesaggio del Sannio e del Mezzogiorno.

Critici e studiosi hanno spesso descritto Paladino come una “quercia” radicata nella sua terra: un artista capace di assorbire memorie lontane, miti, frammenti di storia, e trasformarli in immagini nuove, essenziali, cariche di energia e di mistero.

La mostra a Villa Orsini: sculture come presenze, non come oggetti

L’esposizione a Villa Orsini nasce da un’idea precisa: non semplicemente collocare delle opere in una scenografia suggestiva, ma far sì che Paladino “abiti” la villa, all’esterno e negli interni, come se le sue sculture fossero parte organica del luogo. La residenza – edificata su una domus romana di epoca adrianea e riletta nel Settecento dalla scuola vanvitelliana è per sua natura un punto d’incontro tra tempi diversi. Architettura storica, paesaggio irpino e arte contemporanea si sovrappongono, si sfiorano, si richiamano a vicenda. Nel grande parco, tra viali, aiuole e scorci che guardano le colline, le sculture di Paladino si comportano quasi come elementi naturali:
  • Senza titolo (Tre sfere), 1989 – tre grandi sfere in bronzo emergono dal prato come pietre arcaiche. Le superfici metalliche catturano la luce del giorno, la restituiscono in riflessi caldi al tramonto, si velano di ombre morbide la sera: sembrano affiorare da un tempo remoto, in dialogo con il verde che le circonda.
  • Senza titolo (R.E.S. 1/2/3), 1987 – tre elementi verticali in acciaio sagomato, quasi croci o alfabeti misteriosi, trasformano un portico in un vero “luogo di segni”. La struttura architettonica diventa teatro per queste presenze sottili, a metà tra totem e scrittura, come se una lingua antica si fosse materializzata nello spazio.
L’allestimento invita a guardare queste opere non come semplici oggetti esposti, ma come figure in ascolto: sculture che “luccicano al sole, misteriose alla luce della luna”, radicate nel verde della villa come un gruppo di testimoni silenziosi del tempo, pronti a custodire e rilanciare storie, memorie, visioni.

Figure, maschere, cavalli: il racconto negli interni

All’interno di Villa Orsini il percorso espositivo si compatta attorno a un nucleo di sculture in bronzo di medio e grande formato, che occupano saloni, logge e corridoi stabilendo un dialogo serrato con archi, pavimenti in marmo e quinte prospettiche. Fra le opere plastiche, Torso (1993, bronzo, 151 × 62,2 × 38 cm) rappresenta uno dei fulcri iconografici del tragitto: una figura totemica, verticalissima, cava al centro, al cui interno è modellato un secondo corpo. La soluzione del “corpo nel corpo” mette in scena, in termini formali, i temi della generazione, della memoria incorporata, della stratificazione temporale che attraversa tutta la ricerca di Paladino. Testimone (Figura con animale cornuto) (1997, bronzo, 168 × 58 × 55 cm) insiste sulla frontalità e sulla ieraticità: il cilindro del busto, le mani levate, l’animale totemico addossato alla figura costruiscono un dispositivo quasi liturgico. Le incisioni sul dorso e sulle braccia rimandano a un sistema di segni “necessari”, non ornamentali, che trasformano la superficie in una sorta di scrittura arcaica. Con Cavallo (2000, bronzo, 218 × 103,5 × 50,5 cm) la verticalità si spinge al limite: l’animale, estremamente allungato e privo di qualsiasi enfasi naturalistica, è posto su un basamento compatto, fittamente lavorato. La relazione sproporzionata fra cavallo e base, le zampe sottili, la patina fortemente materica accentuano il carattere enigmatico del tema e ne allontanano ogni residuo monumentale classico.  Il lessico plastico si articola poi in una costellazione di sculture-oggetto che declinano i motivi della casa, della soglia, della campana, della testa:
  • Senza titolo (Casa con maschera d’oro) (1992, bronzo, 73,3 × 101 × 15,9 cm) presenta un volume architettonico ridotto all’essenziale, su cui si apre una cavità da cui affiora una maschera dorata. La maschera funziona come punto di emergenza del volto – soglia fra interno ed esterno.
  • Fluid Dream (1985, bronzo, 215,9 × 48,3 × 73,7 cm) sviluppa una verticalità quasi “vegetale”, con un fusto sottile che sale da una base fortemente aggettante, popolata da forme semi-figurative: un flusso di materia che si coagula in immagini solo per frammenti.
  • Bozzetto per Sud II (La porta) (1993, bronzo, 62 × 37,5 × 24 cm) e Senza titolo (Testa e porte su una tavola) (1993, bronzo e acciaio, 200 × 60 × 34 cm) articolano il tema della porta come dispositivo di passaggio: pannelli e stipiti ospitano figure in rilievo, teste, elementi vegetali e antropomorfi; il varco è insieme architettonico e simbolico.
  • Senza titolo (Carretto con campana) (1990, bronzo, 43,5 × 33,3 × 14,6 cm) e Senza titolo (Testa su un palo) (1989, bronzo, 194 × 42 × 76 cm) collocano rispettivamente il motivo della campana e quello della testa arcaica su supporti che ne accentuano la funzione di segnale e di “sentinella” nello spazio espositivo.
Su questo impianto scultoreo tridimensionale si innesta un corpus di opere pittoriche e a tecnica mista che chiarisce, in chiave bidimensionale, lo stesso repertorio di segni. Il respiro della bellezza VIII (1991, olio su tavola con sagoma a rilievo, 205 × 205 × 30 cm) è un grande dispositivo polittico: un fondo di campiture piatte, saturissime (rosso, verde, azzurro), è attraversato da una sagoma verticale in rilievo, ricoperta da una trama di foglie e segni. Alle soglie tra figura e icona appartengono anche:
  • Senza titolo (1989, tecnica mista e collage su cartone, 102 × 72 cm), in cui una figura frontale, dal volto verde, si staglia su un impianto cromatico compatto, definito per campi;
  • Tana (1993, olio su tela in scatola lignea, 67 × 57 × 8 cm), dove la pittura è inscritta in una struttura contenitiva, quasi reliquiario domestico;
  • Senza titolo (1997, tecnica mista su tavola con cornice in rame, 41,3 × 31,1 cm), in cui il telaio metallico partecipa alla costruzione dell’immagine;
  • il ciclo di grandi tavole Alceo, Saffo, Solone, Ibico, Anacreonte (tutte 1990, tecnica mista, 218,5 × 157 × 157 cm), che proietta nell’orizzonte dei lirici greci una grammatica visiva fatta di campiture primarie, profili, frammenti di corpi e di oggetti.
Per chi attraversa gli interni di Villa Orsini, la mostra si configura così come una vera “passeggiata di simboli”: campane, teste, figure dormienti, cavalli, maschere, porte e alfabeti di segni che, opera dopo opera, costruiscono un racconto visivo unitario sul rapporto fra l’uomo, il tempo e il mito.

Il catalogo: una guida per leggere la mostra

L’esposizione è documentata da un catalogo bilingue, italiano e inglese concepito come strumento critico e non soltanto come repertorio fotografico. Il volume si apre con il saggio di Silvia Guastalla, L’anello di una catena che lega il passato al futuro, che definisce con precisione il quadro interpretativo entro cui collocare la presenza di Paladino a Villa Orsini.

Tre sono gli assi concettuali messi a fuoco dal testo:

  • Contestualizzazione geografica e culturale: Paladino viene identificato come “artista del Sud”, figlio di un Mediterraneo stratificato – dal mondo etrusco e greco fino ai Longobardi e ai Normanni – in cui il paesaggio è intessuto di rovine e tracce archeologiche. Questa dimensione di “meridione velato e misterioso” è indicata come matrice primaria della sua cultura visiva.
  • Stratificazione come metodo: la nozione di stratificazione – muri costruiti con ruderi di epoche diverse, frammenti di teste romane incastrate in blocchi più antichi – diventa la chiave per leggere la compresenza di figurazione, astrazione, elementi decorativi e segni minimi nell’opera dell’artista. L’immagine è intesa come emergenza di un frammento da un processo visivo profondo, in cui i segni più arcani affiorano e le apparenze più evidenti si inabissano.
  • Parallelismo fra Villa Orsini e l’immaginario di Paladino: la villa, edificata su una domus romana di epoca adrianea e ricostruita nel XVIII secolo in ambito vanvitelliano, è letta come luogo di sedimentazione storica e architettonica perfettamente coerente con la logica di “collage di epoche” che informa la ricerca dell’artista. In questa prospettiva, la collocazione delle sculture nel parco è interpretata come esito naturale di un processo di riconoscimento reciproco fra luogo e opera.

Per i visitatori del vernissage, il volume funziona come una vera e propria “protesi critica” della mostra: manuale di consultazione per riconoscere tecniche e dimensioni, repertorio di immagini ad alta definizione e, al tempo stesso, saggio interpretativo che lega in una catena unica il passato del luogo, la biografia visiva di Paladino e la sua presenza attuale nella villa.

Il vernissage: arte, incontro, ospitalità

In occasione del vernissage, Villa Orsini accoglie ospiti, collezionisti, appassionati e operatori culturali in un contesto pensato come esperienza completa, non solo come semplice apertura di mostra.

Il programma prevede:

  • accoglienza nella villa e nei giardini: la facciata illuminata, le fontane accese, il parco come soglia naturale al percorso delle sculture;

  • presentazione della mostra e del progetto espositivo, con un momento introduttivo dedicato alla ricerca di Mimmo Paladino e al rapporto tra le sue opere e la storia del luogo;

  • percorso guidato tra interno ed esterno, per osservare da vicino le sculture e i lavori su tavola, seguendo il filo dei motivi ricorrenti – maschere, porte, cavalli, figure-testimone;

  • momento conviviale, nel solco della migliore tradizione di Villa Orsini: degustazioni curate dagli chef della casa e calici di vini del territorio, selezionati dalle cantine storiche della
    villa.

In continuità con le precedenti “serate d’arte”, che hanno trasformato la dimora in un vero salotto culturale tra esposizioni e alta cucina, il vernissage Mimmo Paladino si propone come un evento in cui sguardo, pensiero e gusto convergono in un’unica esperienza.

Un nuovo capitolo per Villa Orsini

Con questa inaugurazione, Villa Orsini ribadisce la propria vocazione non solo come luogo di ospitalità per matrimoni ed eventi, ma come spazio di produzione e valorizzazione culturale: un contesto in cui architettura, natura e arte contemporanea dialogano in modo strutturale. Il vernissage Mimmo Paladino rappresenta il primo invito ad entrare in questo dialogo rinnovato: un’occasione per incontrare le opere dell’artista nel loro “habitat” all’aperto e negli interni, e per scoprire come una villa storicamente dedicata all’accoglienza possa diventare, al tempo stesso, casa per l’arte e piattaforma di pensiero sul presente. Per maggiori informazioni è possibile contattare direttamente la segreteria di Villa Orsini o compilare il form sul sito ufficiale. Lascia che siano le opere a parlarti dal vero.

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